sweetchekes
Mi piacciono le prime volte. I primi baci, i primi amori, le prime parole, le prime notti nello stesso letto.
Mi piacciono le prime passeggiate tenedosi per mano, i primi baci sulla bocca sotto il portone di casa.
Mi piace il sapore delle cose nuove, il sapore delle cose aspettate da troppo.
Mi piace l’adrenalina che esplode dentro quando non sai cosa ti aspetta, ma sai che ti aspetta qualcosa.
L’idea di scoprire com’è, se è tutto come te lo aspettavi, o forse anche meglio.
Amo la prima volta in cui si fa l’amore, quando i corpi si sfiorano e tremano, quando il cuore non si sa controllare e le mani hanno paura di andare dove devono andare. Mi piace il desiderio di volerlo perfetto, quell’amore in cui si stringono le mani e i corpi si appartengono, si uniscono, si amano.
Mi piacciono i primi ‘ti amo’, i brividi increduli che lasciano dentro al cuore, e i sorrisi che fanno nascere.
Scoprire, frugare, cercare, trovare. Mi piace la scoperta, la consapevolezza che era ciò che stavi cercando.
La magia, il desiderio, la voglia che cresce ma non finisce.
Le prime carezze sul viso, i primi sguardi, la prima colazione insieme al bar di fronte a un cappuccino.
E mi piace l’imbarazzo, la paura che ti prende perchè non sai se ciò che fai lo stai facendo bene.
Quelle prime volte che possono restare anche le uniche, ma che resteranno sempre meglio dell’abitudine.
Ps. I love you, Facebook (via fromwishestoeternity)
siamounopuresesiamodue
Avevano appena finito di fare l’amore.
Lei affacciata alla finesta a fumare, lui estasiato di fronte all’infinita bellezza di quella scena.
Erano le tre del mattino, tutto era ormai stato completamente inghiottito dalla quiete e dall’oscurità della notte, l’assordante silenzio che sovrastava la città rendeva tutto più surreale.
“Ti amo” disse lei senza voltarsi.
Lui non rispose, rimase fermo per qualche istante, come turbato da quelle parole.
Si alzò, con inifinita lentezza, quasi indugiando sui suoi stessi passi, raggiunse la sua donna e le cinse la vita con le braccia facendo aderire perfettamente i loro corpi.
Appena quelle due metà entrarono in contatto lei ebbe un sussulto, non era abituata a quel genere di contatto, non erano mai stati tipi da dolci effusioni loro ma, quella volta il suo modo di toccarla le aveva quasi fatto mancare il respiro, si era sentita protetta, amata.
“Anch’io” sussurrò quasi impercettibilmente lui.
In quella fresca notte d’Ottobre, quei due, dopo essersi cercati per tanto tempo, si erano ritrovati.
Quei due erano così, era uno strano rapporto il loro, tenuto insieme da chissà quale sentimento, alcuni pensavano addirittura fosse amore.
Di giorno si facevano la guerra, erano spietati ma, di notte, quando tutto taceva, si ritrovavano sempre li, uno di fronte all’altra, sangiunanti, pronti a leccarsi le ferite.
Era un armistizio, una resa senza arresi.
È sempre stato un modo un po’ folle di amarsi.
abbracciamoci (via abbracciamoci)